Ir al contenido

Cesta

La cesta está vacía

Artículo: Le signore del bijou: Coco Chanel ed Elsa Schiaparelli

Le signore del bijou: Coco Chanel ed Elsa Schiaparelli

Le signore del bijou: Coco Chanel ed Elsa Schiaparelli

C’è stato un tempo in cui un gioiello serviva a mostrare quanto in alto si era nella scala gerarchica della società. Negli anni Venti i nobili e l’alta borghesia seguivano un codice di condotta rigido e intransigente: le donne sfilavano nei salotti e alle prime teatrali coperte di diamanti, smeraldi e zaffiri autentici. Il gioiello non era un accessorio di moda ma un’esibizione di status, un titolo di credito da portare addosso per mostrare il patrimonio di famiglia o la generosità di un marito. E poi è arrivata Gabrielle Chanel, che con la sua consueta spavalderia ha compiuto una rivoluzione culturale: ha tolto al gioiello la sua funzione di ricchezza e gli ha restituito quella di puro strumento di stile. È nata così la bigiotteria moderna — quella che i francesi chiamano con molta più eleganza bijoux fantaisie — non più come mediocre imitazione del vero per chi non poteva permetterselo, ma come scelta di carattere, libera e sfrontata.


La provocazione delle perle di vetro

La vera provocazione di Coco non è stata creare gioielli di plastica o vetro ma mescolarli con disinvoltura alle sue pietre preziose. Si presentava alle feste indossando lunghissime cascate di perle finte insieme a collier veri di inestimabile valore, abbinando il tutto ad un semplice maglione accollato di cashmere nero o a un abito lineare. Per la prima volta nella storia della moda, il confine tra vero e falso non era più una questione di reddito ma di gusto. Per Chanel, la bigiotteria offriva anche una conquista fondamentale: la leggerezza. Infatti la bigiotteria regalava una libertà democratica e moderna. Le donne potevano viaggiare, muoversi, sovrapporre bracciali e cambiare idea ogni sera, trattando l’accessorio per quello che doveva essere: un gioco divertente.


L’incontro con il Duca Fulco di Verdura

Per dare dignità artistica e una presenza scenica impeccabile a questi pezzi "falsi", Chanel non si è accontentata di soluzioni banali. Nel 1930 ha affidato la direzione della sua linea di gioielli ad un aristocratico siciliano dal gusto straordinario: il Duca Fulco di Verdura. Ispirandosi ai mosaici bizantini che aveva ammirato a Ravenna, Verdura ha preso paste vitree colorate, pietre sintetiche, smalti e metalli dorati, trattandoli con la stessa identica perizia, la stessa dedizione e la stessa ricerca formale riservate alla più altissima oreficeria. È da questo incontro che sono nati pezzi diventati leggenda, come i celebri cuff bracelets: bracciali rigidi smaltati di bianco con incastonata la croce di Malta, realizzati in materiali non preziosi ma dotati di un’anima e di un design monumentale. In quel momento si è capito che il "falso" non era un ripiego ma una nuova forma d'arte autonoma. Il pregio non era garantito dal certificato della pietra ma dalla qualità della finitura, dalla consistenza del metallo, dalla ricerca del dettaglio e dalla capacità di durare nel tempo.


Elsa Schiaparelli: il bijou come opera d'arte surrealista

Se da una parte Chanel ha trasformato la bigiotteria in un’aggiunta di eleganza e libertà quotidiana, dall’altra Elsa Schiaparelli ha spinto il bijoux fantaisie verso il territorio dell'arte concettuale e del surrealismo. Per Schiaparelli il gioiello non doveva soltanto completare un abito, ma provocare, stupire e raccontare una storia visiva autonoma.

Collaborando con artisti del calibro di Salvador Dalí, Jean Cocteau, Alberto Giacometti e Meret Oppenheim, la stilista ha infranto ogni convenzione sui materiali tradizionali. Nei suoi laboratori la bigiotteria ha abbracciato materie prime del tutto inedite e industriali: plastica, Rhodoid (un acetato di cellulosa trasparente), vetro riciclato, porcellana, piume e persino elementi metallici di uso comune.

Tra le sue creazioni più emblematiche spiccano la celebre collana trasparente in Rhodoid popolata da insetti metallici che sembravano arrampicarsi direttamente sulla pelle, i bottoni-scultura dalle forme zoo-antropomorfe e le spilla a forma di telefono o di bocca. Per Schiaparelli, il valore del gioiello risiedeva interamente nell'idea, nell'ironia e nella provocazione intellettuale, trasformando l'accessorio in una vera e propria scultura da indossare.


Due Visioni, Un'Unica Rivoluzione

Il confronto tra Chanel e Schiaparelli traccia l'inizio della bigiotteria contemporanea: da un lato la ricerca della sobrietà chic e della versatilità combinatoria di Chanel, dall'altro la carica sovversiva, poetica e teatrale di Schiaparelli. Entrambe le stiliste hanno dimostrato che l'eleganza non si misura in carati e che il valore di un ornamento risiede nel disegno, nell'audacia e nell'abilità artigianale di chi lo lavora. Un'intuizione che ha fondando le basi per la bigiotteria di lusso così come la intendiamo oggi.


Read more

Il fascino ribelle dello smoking da donna
Angelina Jolie

Il fascino ribelle dello smoking da donna

Dalla giacca da fumo inglese a Le Smoking di YSL nel 1966: storia di un capo iconico e di come le attrici lo interpretano sul red carpet.

Leer más
Il "Tenner Diamond" e i tesori dimenticati
diamanti vintage

Il "Tenner Diamond" e i tesori dimenticati

Indossato per oltre trent'anni tra faccende domestiche e viaggi in autobus, un diamante da 26 carati comprato per 10 sterline a un mercatino londinese è stato a lungo scambiato per un semplice pezz...

Leer más