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Статья: Il Diavolo veste Prada 2: il grande ritorno è servito!

Il Diavolo veste Prada 2: il grande ritorno è servito!
Emily Charlton Dior

Il Diavolo veste Prada 2: il grande ritorno è servito!

L’attesa è finita. Il 29 aprile 2026, Miranda Priestly & Co. hanno finalmente fatto il loro rientro trionfale sul grande schermo, a vent'anni esatti da quel cult che nel 2006 ha riscritto le regole del cinema fashion. Tranquille, non serve aver già occupato la poltrona del cinema per leggere queste righe: non faremo spoiler né analisi tecniche. Ci lasceremo ispirare solo da ciò che conta davvero: quei pezzi "WOW" che hanno reso la pellicola un manifesto del power dressing moderno.

Dietro le quinte, la magia è firmata da Molly Rogers. La storica collaboratrice di Patricia Field (la costumista del primo film), ha preso le redini dello stile, traghettando i personaggi verso un’evoluzione coerente e sofisticata. Il risultato? Un guardaroba che è un dialogo continuo tra pezzi d'archivio vintage e anteprime assolute del 2026, firmate dai giganti della moda come Armani, Versace, Schiaparelli, Dior e Balenciaga.

La metamorfosi di Andy

Andy Sachs (Anne Hathaway) non è più la stagista impacciata che conoscevamo. La ritroviamo giornalista affermata, sicura di sé, chiamata a una missione quasi impossibile: salvare Runway dall’avvento dell’intelligenza artificiale e dal vortice digitale. I suoi look riflettono questa nuova consapevolezza: uno stile eclettico che spazia da blazer morbidi e pantaloni a vita alta dal sapore maschile, a silhouette di una maestria sartoriale assoluta.

Il colpo di fulmine? Il maxi abito patchwork in lino di Gabriela Hearst sfoggiato negli Hamptons. Un’opera d’arte creata a mano da 40 artigiani con uno schema geometrico che evoca un quadro di Mondrian. Abbinato a un borsone Fendi e sandali platform di Chloé, è la quintessenza del boho-chic. Ma tra i suoi 47 cambi d’abito, restano iconici anche il gessato vintage di Jean Paul Gaultier e l’etereo abito da sera Armani Privé in velluto nero. Da notare, inoltre, con quanta disinvoltura Andy ha adottato il ”neck stack”, una tendenza che come sapete amiamo molto: una sovrapposizione studiata di collane di diverse lunghezze e pesi che crea un layering dinamico che definisce il carattere di un intero outfit.

Emily: il potere della "Dior-Mania"

Emily (Emily Blunt) ha scalato le gerarchie e ora ricopre un ruolo dirigenziale proprio presso la Maison Dior. Il suo guardaroba è pura ispirazione per chi vuole dominare l'ufficio con stile. Il pezzo che ci ha rubato il cuore? Una maglia d’archivio di John Galliano. Un richiamo trasgressivo e ricercato che crea un contrasto magnetico con la sua nuova autorità sartoriale, confermandola come l'icona di stile definitiva di questo sequel.

Miranda Priestly: il comando è Rosso Balenciaga

E poi, ovviamente, c’è lei. Inossidabile, cinica, imperturbabile, sofisticata: in una parola, Miranda. Sebbene i blazer strutturati di Schiaparelli sottolineino la sua aura di comando, è l’abito rosso da gala firmato Balenciaga ad aver letteralmente rubato la scena. Una silhouette che sfida il tempo e un colore che non accetta repliche. Vederla scendere quelle scale è stato un promemoria. Mentre lotta per non far sbiadire la sua creatura nel grigio dei pixel e degli algoritmi, è capace comunque di comunicare al mondo il suo potere assoluto in maniera inequivocabile: la regina resta lei. Perché nonostante le rivoluzioni digitali ci sono cose che non possono essere sostituite, che rimarranno per sempre iconiche e continueranno a brillare… come quel famoso blu, così specifico e così denso di significato. Non vi aggiungiamo altro!

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