Статья: Il fascino immortale del little black dress, meglio conosciuto come “Tubino Nero”

Il fascino immortale del little black dress, meglio conosciuto come “Tubino Nero”
Alzi la mano chi non ha, o non ha mai avuto, un tubino nero nell'armadio! Ammettiamolo, è il nostro salvavita nei momenti del "non ho niente da mettere" che sia per una cena chic o per un aperitivo improvvisato. Eppure, il celebre Little Black Dress (o LBD, per le amanti degli acronimi glam) non è semplicemente un capo di abbigliamento ma il protagonista di una delle rivoluzioni culturali più profonde e affascinanti nella storia della moda. Ma cominciamo dall’inizio. Prima degli anni '20 vestirsi di nero era un'esclusiva quasi riservata al lutto, alla servitù o al clero. L'idea che potesse diventare il colore dell'eleganza per eccellenza era impensabile per il guardaroba quotidiano di una donna.
A stravolgere ogni regola arrivò, nell'ottobre del 1926, Gabrielle "Coco" Chanel. Con l'audacia che la contraddistingueva, pubblicò su American Vogue l'illustrazione di un abito corto e lineare in crêpe de chine nero, dalle maniche lunghe e dalle decorazioni ridotte allo zero. La rivista lo battezzò all'istante la "Ford di Chanel", paragonandolo al leggendario Modello T della celebre casa automobilistica. Proprio come quell'auto, il tubino di Coco era pensato per essere essenziale, democratico, accessibile e diventò una sorta di "uniforme di stile" per le donne di ogni classe sociale.
La vera rivoluzione però risiedeva nella liberazione del corpo femminile. Chanel abolì metri e metri di tessuto in eccesso, le stucchevoli decorazioni vittoriane e, soprattutto, i soffocanti corsetti. Siamo nel periodo post-bellico: le donne necessariamente ricoprivano ruoli sempre più attivi nel lavoro e il tubino nero offriva quella praticità indispensabile per muoversi senza mai rinunciare alla raffinatezza. Naturalmente l'innovazione fece storcere qualche naso: il suo grande rivale Paul Poiret definì il design di Chanel una "povertà di lusso", mentre altri critici arrivarono a disapprovare l'estetica dicendo che fosse adatta solo a "telegrafiste malnutrite"… Sappiamo bene la storia a chi ha dato ragione!

A consacrarlo definitivamente nell'olimpo del mito è stato però il cinema e alcune icone indimenticabili. Impossibile non pensare subito ad Audrey Hepburn in Sabrina o, ancora di più, mentre fa colazione davanti alle vetrine di Tiffany avvolta nel leggendario modello firmato Hubert de Givenchy, con fili di perle e guanti lunghi: un ritratto di eleganza ancora attualissimo. Nello sport, poi, il tubino nero è arrivato anche sui campi da gioco grazie a Maria Sharapova che ha sorpreso tutti agli US Open sfoggiando versioni impreziosite da cristalli. E ancora, come dimenticare Lady Diana? Nel 1994, infatti, la Principessa del Galles sbalordì il mondo intero indossando il celeberrimo "Revenge Dress" di Christina Stambolian alla Serpentine Gallery, la sera stessa in cui il Principe Carlo ammise l'adulterio in tv. Un abito nero che è diventato una sfida pubblica all’etichetta reale e una dichiarazione di rinascita.


Dopo un secolo il tubino nero continua comunque ad essere la tela bianca più versatile del nostro stile. Negli anni ha abbracciato la modernità ed è stato reinterpretato con jersey, paillettes e pizzi, ma la sua anima originale resta comunque immutata ed estremamente adattabile ai tempi e alle mode.
È la dimostrazione che, grazie a dettagli, accessori o colori con cui scegliamo di personalizzarlo, possiamo trasformarlo ogni volta in una storia diversa. La nostra!
