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Articolo: George Clooney premiato a Venezia. Al divo di Hollywood, il Leone d'Oro alla carriera

George Clooney premiato a Venezia. Al divo di Hollywood, il Leone d'Oro alla carriera

George Clooney premiato a Venezia. Al divo di Hollywood, il Leone d'Oro alla carriera

Durante la cerimonia d'apertura dell'83ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, la Sala Grande del Palazzo del Cinema ha reso un lunghissimo applauso a George Clooney. L'attore, regista e produttore statunitense ha infatti ricevuto il prestigioso Leone d'Oro alla carriera. Accompagnato dalla moglie Amal, bellissima ed impeccabile come sempre, Clooney è apparso visibilmente commosso ed emozionato. La decisione del Cda della Biennale, su proposta del Direttore artistico Alberto Barbera, conferma il legame speciale che unisce Clooney alla città lagunare da ormai trent'anni. Venezia, dove ha celebrato il matrimonio nel 2014, è stata il palcoscenico delle sue più importanti svolte artistiche. Dal debutto al Lido nel 1998 con "Out of Sight" di Steven Soderbergh, che avviò la sua transizione a protagonista del cinema mondiale, fino alla presentazione nel 2005 di "Good Night, and Good Luck." (suo acclamato secondo film da regista), la mostra veneziana è sempre stata considerata da Clooney come un luogo dove potersi sentire a casa.


Nelle motivazioni del premio, Alberto Barbera ha descritto Clooney come un artista completo, carismatico ed originale, capace di abitare lo schermo con naturalezza disarmante. Barbera ha ricordato una carriera senza scorciatoie, dai B-movie al trionfo globale con la serie "ER - Medici in prima linea" nei panni dell'affascinante pediatra Doug Ross. Da allora, l'attore ha saputo attraversare con versatilità tutti i generi: dai film di guerra come "Three Kings" e "Syriana" (che gli valse l'Oscar nel 2006 come miglior attore non protagonista), al thriller con "Michael Clayton", fino alle commedie sofisticate come "Ocean's Eleven" o grottesche come "Fratello, dove sei?". Una carriera solida costruita sulla credibilità e su una perfetta combinazione di fascino d'altri tempi e sensibilità moderna.


Oltre ai successi nella recitazione – tra cui due Oscar, quattro Golden Globe e l'AFI Life Achievement Award – il premio celebra la sua attività di regista e produttore con la Smokehouse Pictures. I nove film diretti da Clooney, tra cui "Confessioni di una mente pericolosa", "Le idi di marzo" e "Suburbicon", rivelano un'idea di cinema esigente, ambiziosa e di profondo impegno civile, costantemente orientata a indagare le crepe del sogno americano e i meccanismi del potere politico.


Il premio celebra anche le tante iniziative dell'attivista: nel 2006 ha documentato la crisi del Darfur con Journey to Darfur, parlando all'ONU, nel 2007 ha fondato l'organizzazione Not On Our Watch con Brad Pitt e Matt Damon per prevenire le atrocità di massa, è promotore del telethon Hope for Haiti Now nel 2010 e co-fondatore del Satellite Sentinel Project per monitorare le violazioni dei diritti umani in Sudan (attività per cui fu arrestato nel 2012 durante una protesta pacifica a Washington). Clooney, insomma, incarna la figura della star pienamente impegnata ed empatica verso le sofferenze altrui.


Ritirando il Leone d'Oro, Clooney ha saputo alternare la sua solita ironia a riflessioni umili e profonde:

«Quando ti dicono che riceverai un premio alla carriera pensi sia un onore immenso, ma poi ti chiedi se i medici abbiano rivelato sul tuo stato di salute qualcosa che ancora non sai.»

Ha poi ricordato con pragmatismo i suoi esordi:

«Se guardo indietro non vedo un piano studiato a tavolino, ma una serie di fortunati accidenti. All'inizio cercavo solo di pagare l'affitto per evitare di tornare in Kentucky a raccogliere tabacco. Nessuno arriva in cima da solo, devo tutto a registi e scrittori che hanno creduto in me.»

L'evento si è concluso con una considerazione del divo sul potere del grande schermo:

«Chi detiene il potere tenta spesso di convincerci ad aver paura degli altri. Ma il cinema ci ricorda la nostra comune umanità. Nessuno ride o piange in una lingua diversa, e l'amore appare identico ovunque.»

Il Leone d'Oro celebra così un artista straordinario che ha saputo fondere lo spettacolo con l'impegno sociale, lasciando un segno indelebile non solo nella storia del cinema, ma nella difesa della libertà e della dignità umana.

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