Il capolavoro di Omero riproposto sul grande schermo dal regista Christopher Nolan, a pochi giorni dalla sua uscita in Italia sta già facendo numeri record. L'Odissea non è soltanto il racconto di un eroe ma è la narrazione del viaggio interiore di un uomo, non un Dio o un semidio, ma un essere umano che affronta le sue paure, le sue fragilità, le sue insicurezze durante il percorso che lo riporterà alla sua Itaca e tra le braccia della sua amata moglie Penelope. Penelope è una delle tante figure femminili determinanti per il destino del protagonista. A differenza dell'Iliade, dove la donna era la "preda bellica" o l'oggetto della contesa fra maschi, nell'Odissea i ruoli femminili smettono di essere marginali e diventano cruciali influenzando, aiutando e talvolta ostacolando il cammino di Ulisse. Dall'eleganza strategica di Penelope, al fascino magnetico di Calipso e Circe, ecco come la bellezza, la mêtis (l'astuzia) e l'indipendenza femminile hanno plasmato, sfidato e guidato il destino dell'eroe Ulisse.
Penelope
Interpretata da Anne Hathaway, incarna il fascino dell'astuta resilienza. Se Odisseo è il re dell'inganno, Penelope ne è il perfetto corrispettivo femminile. Regina d'Itaca e icona di una fedeltà mai passiva, Penelope trasforma l'attesa in una raffinata strategia di potere. Il celebre inganno del sudario tessuto di giorno e disfatto di notte non è solo un atto di pazienza ma una mossa politica brillante. Penelope usa la tessitura per fermare il tempo, manipolando l'attesa dei Proci per mantenere il controllo sul palazzo e difendere il proprio regno con la sola forza della mente e della dignità. Ma non è tutto: quando Ulisse finalmente ritorna, la regina non si concede subito. Prudente, Penelope gli chiede di spostare il letto ma Ulisse sa che è impossibile essendo intagliato nel tronco di un ulivo; un gesto d'acume che dimostra un'intelligenza superiore persino a quella dell'eroe.

Circe e Calipso
Ai due estremi della sposa regina si collocano due figure semidivine e irresistibili, incarnazione di una libertà che l'antichità guardava con fascino e timore. La vera forza di queste due incantatrici emerge quando l'eroe impara a rispettarle: sconfitta la minaccia, Circe e Calipso non si dissolvono ma si trasformano nelle guide strategiche indispensabili per il suo viaggio. Interpretata da Samantha Morton, Circe accoglie gli uomini al suo telaio con grazia per poi rivelare la sua natura dominante. Li attira con il canto per poi trasformarli in bestie ma una volta sconfitta da Ulisse e riconosciuto il suo valore, diventa una guida indispensabile fornendogli la chiave per attraversare l'Ade, il regno dei morti. Sull'isola di Ogigia, invece, Calipso (la splendida Charlize Theron), è la "nasconditrice" che trattiene Odisseo per sette anni nella sua isola. Incarna una bellezza senza tempo e un'ospitalità avvolgente. Per tutto quel tempo offre a Odisseo ciò che ogni uomo desidera, l'immortalità e l'eterna giovinezza, in cambio della rinuncia al ritorno. La sua astuzia si veste di canti e parole magiche, creando un incantesimo di pura seduzione.


Atena
Interpretata da Zendaya, per tutto il poema la figlia di Zeus assiste Ulisse e suo figlio Telemaco. Sarà grazie a lei che riuscirà a lasciare l'isola di Calipso e sarà lei a proteggerlo durante i naufragi e a sostenerlo nella battaglia finale, infondendogli coraggio e deviando i colpi nemici. Il suo intervento sarà decisivo per porre fine alle ostilità tra Odisseo e i Proci, riportando concordia e ordine sociale ad Itaca.

Le altre donne omeriche
Altre donne poi, seppur tagliate nel film, sono figure estremamente significative per l'eroe viaggiatore. Un ruolo di transizione è svolto dalla giovane Nausicaa, simbolo di purezza e ospitalità. Guidata anche lei da Atena, Nausicaa dimostra un coraggio insolito nell'accogliere un naufrago sconosciuto e sporco, indirizzandolo strategicamente verso sua madre, la regina Arete, vera autorità morale a palazzo. Infine, figure come la nutrice Euriclea, simbolo di fedeltà che per prima riconosce Ulisse grazie alle cicatrici e la madre Anticlea che Odisseo ritrova quando scende nel Regno dei morti scoprendo che era morta letteralmente di nostalgia per lui, evidenziano l'importanza dei legami affettivi nel definire l'identità e la struttura personale dell'eroe.
Donne iconiche
La società arcaica tentava di rinchiudere il mondo femminile tra il cliché della virtù domestica e la paura della seduzione oppure di inquadrarle come esseri infidi che minacciavano l'autorità maschile. Ma nonostante il filtro patriarcale del mondo antico, le donne dell'Odissea rompono gli schemi: intessono trame, cantano il proprio destino e usano lo stile, la parola e l'intelletto come armi d'indipendenza.
Non sono semplici tappe di un viaggio o oggetti del desiderio ma le vere forze multiformi che permettono a Ulisse di ritrovare la strada di casa e, soprattutto, di riscoprire sé stesso.

