
Marina Abramović: la performer conquista Venezia
Dal 6 maggio al 18 ottobre 2026, Venezia accoglie la regina della performance art. Le iconiche Gallerie dell'Accademia aprono le porte a "Transforming Energy", la mostra evento che celebra gli ottant'anni di Marina Abramović. Una svolta storica: Marina è la prima artista donna vivente ad esporre in questi spazi sacri, incorniciando la provocazione della performance contemporanea proprio nel cuore pulsante del Rinascimento veneziano.
Chi è Marina Abramović
Nata a Belgrado nel 1946, Marina cresce nell'atmosfera austera e implacabile della Jugoslavia post-guerra, educata da genitori partigiani ed eroi militari. Un'infanzia d'acciaio che ha forgiato il suo manifesto artistico: resistenza estrema, superamento del limite e controllo assoluto del corpo.
Abbandonata presto la pittura accademica, Marina capisce che la vera tela deve essere la vita stessa. Il suo corpo diventa il materiale primordiale, il mezzo radicale per esplorare l'ignoto.
Perché la sua arte fa discutere?
La sua non è un'arte da guardare a debita distanza; è un'esperienza che scuote, spiazza e interroga lo spettatore, ridefinendo il concetto stesso di pericolo attraverso azioni che hanno fatto la storia:
- Rhythm 0 (Napoli, 1975): Rimase immobile per sei ore, offrendo il proprio corpo al pubblico insieme a 72 oggetti — tra cui rose, coltelli e una pistola carica. La performance portò alla luce il lato più oscuro dell'essere umano quando qualcuno le puntò l'arma alla testa.
- Rhythm 5: Sfidò la morte perdendo i sensi per mancanza di ossigeno all'interno di una monumentale stella di legno in fiamme. Gesti brutali, inizialmente rifiutati dalle istituzioni, che hanno scardinato per sempre i confini dell'arte.
Amori leggendari, leoni d'oro e pop culture
Il percorso di Marina è costellato di tappe leggendarie e icone pop:
- L'amore nomade con Ulay, artista e fotografo tedesco: un sodalizio artistico e sentimentale durato dodici anni. La loro rottura si è trasformata nell'opera d'addio più poetica di sempre, The Lovers (1988): i due hanno camminato lungo l'intera Grande Muraglia Cinese partendo dalle estremità opposte, solo per incontrarsi a metà strada, guardarsi negli occhi e dirsi addio per sempre.
- Il ruggito di Venezia: nel 1997 vince il Leone d'Oro alla Biennale con Balkan Baroque. Per quattro giorni, seduta su una montagna di 2.500 ossa di bovino insanguinate, le pulisce ossessivamente cantando le melodie della sua giovinezza, urlando al mondo l'orrore della guerra nei Balcani.
Nel 2010, con The Artist is Present al MoMA, è rimasta seduta in silenzio per 736 ore guardando negli occhi gli sconosciuti, un'azione che ha generato un'esperienza collettiva di massa e l'ha consacrata come icona pop. Questa risonanza l'ha portata a collaborare con star come Lady Gaga, che ha studiato il suo metodo di meditazione, e il rapper Jay-Z.
La mostra a Venezia oggi "Transforming Energy"
La mostra a Venezia oggi "Transforming Energy" non è una semplice retrospettiva, ma un invito all'azione. Al centro ci sono i Transitory Objects, strutture in pietra con cristalli (quarzo, ametista) che i visitatori sono chiamati ad "attivare" sedendosi o sdraiandosi su di essi per percepire una trasmissione di energia.
Un momento culminante è il dialogo tra la sua Pietà (with Ulay) e l'ultima, incompiuta Pietà di Tiziano, un confronto che rilegge il dolore e la trascendenza attraverso il corpo contemporaneo. La mostra, curata da Shai Baitel, resterà aperta fino al 18 ottobre 2026.
La sua collaborazione con Lady Gaga
La collaborazione tra Marina Abramović e Lady Gaga rappresenta un significativo punto di incontro tra l'arte performativa d'avanguardia e la cultura pop mainstream. Il sodalizio tra le due artiste si è sviluppato attraverso diversi momenti chiave:
- Il primo incontro e la visibilità mediatica: Sebbene Lady Gaga avesse già seguito il lavoro dell'artista, il primo contatto rilevante avvenne nel 2012 durante la performance The Artist is Present al MoMA. La semplice presenza della cantante tra il pubblico generò un'enorme attenzione mediatica, avvicinando le nuove generazioni all'opera della Abramović.

