Articolo: Paralimpiadi 2026: Chiara Mazzel è Oro nel SuperG di Cortina

Paralimpiadi 2026: Chiara Mazzel è Oro nel SuperG di Cortina
Chiara Mazzel: Una Traccia d'Oro a Cortina
Oltre la Linea dell'Invisibile
Ieri, il cielo sopra Cortina d’Ampezzo era un tappeto di blu cristallino, di quelli che si stendono sui picchi dolomitici solo nelle giornate perfette. La neve, trattata per le gare, era dura, veloce, implacabile. È su questa tela glaciale, lungo l'Olympia delle Tofane, che si è consumata una delle storie più luminose dello sport paralimpico. Un nome, una sciatrice, un’emozione: Chiara Mazzel.
Chiara Mazzel, ipovedente, ha vinto la medaglia d’oro nel SuperG di Cortina.
Leggerlo così, nero su bianco, ha il peso della cronaca, l’oggettività di un risultato tabellare. Ma dietro a quella stringa alfanumerica ("1: Chiara Mazzel - Oro"), pulsa una vita intera di velocità, di fiducia e di una sfida che non è mai stata "contro la vista", ma "con la vita".
Concentrarsi solo sull’oro sarebbe riduttivo. Sarebbe banale cadere nella retorica dell’"eroe che vince l'oscurità". Chiara Mazzel non è un'eroina da fumetto; è un'atleta. Una professionista che si allena, che soffre, che rischia a 100 km/h su un fondo ghiacciato, con l’unica differenza che la sua mappa mentale della pista è affidata a una voce, quella della sua guida Nicola Cotti Cottini, e a una serie di sensazioni fisiche che per la maggior parte dei normovedenti sono semplicemente inimmaginabili.
Il SuperG è una disciplina che non concede errori. È una danza ad alta velocità tra porte larghe, dove ogni curva richiede una gestione millimetrica della forza centrifuga, della pendenza e delle vibrazioni degli sci. Per un’atleta ipovedente, tutto questo viene decodificato attraverso un legame simbiotico con la guida che la precede. Ma la vera vittoria di ieri, la vera traccia d’oro lasciata da Chiara, non è solo quella nel SuperG, ma quella che ha saputo tracciare nella sua stessa esistenza.
Il grande traguardo di Chiara non si misura in medaglie, ma in normalizzazione. Quando un'atleta paralimpica scende in pista e il pubblico trattiene il fiato non perché "poverina", ma per l'ammirazione tecnica, per la pulizia della sua linea, per il coraggio puro della sua velocità, allora abbiamo normalizzato l'attività paralimpica. E Chiara Mazzel è una delle più grandi ambasciatrici di questa normalità. Ieri non abbiamo visto una disabilità in gara; abbiamo visto una fuoriclasse dello sci.
L'emozione di quell'oro non risiede nella retorica del "nonostante", ma nella celebrazione del "con". Con i propri mezzi, con i propri limiti (che ogni atleta ha), con le proprie strategie. Il traguardo di Cortina è il coronamento di un percorso di vita che non è stato facile, ma che è stato affrontato con un'energia e una gioia che traspaiono in ogni sua intervista. È l'energia di chi ha deciso di non lasciare che una condizione fisica definisse il perimetro delle proprie possibilità.
Quando ieri Chiara Mazzel ha tagliato il traguardo, il tempo si è fermato per un istante. Non è stato il silenzio della compassione, ma l'esplosione della gioia pura, della condivisione di una performance straordinaria.
L'Olympia delle Tofane ha applaudito una campionessa che, nel momento del trionfo, non ha guardato indietro verso le difficoltà superate, ma avanti, verso nuovi sfide, nuove velocità, nuovi orizzonti che la sua vista non definisce, ma che il suo cuore e il suo talento vedono chiaramente.

