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Artículo: L’estetica del Tennis: stile e libertà sul campo

L’estetica del Tennis: stile e libertà sul campo
Aryna Sabalenka

L’estetica del Tennis: stile e libertà sul campo

Siamo nel bel mezzo di grandi tornei internazionali e a breve anche l’Italia, con gli Internazionali BNL, spalancherà i cancelli del Foro Italico di Roma per ospitare i grandi nomi del tennis. Abbiamo deciso di raccontare la parte più glamour di questo sport perché il tennis non è mai stato soltanto una disciplina sportiva ma, da decenni, un vero e proprio palcoscenico di stile e un veicolo di emancipazione femminile. L'evoluzione della divisa tennistica racconta il passaggio dalle restrizioni dell'epoca vittoriana, dove busti e gonne lunghe limitavano i movimenti, a un’estetica moderna che influenza oggi il lusso contemporaneo e la cultura pop.

Dalle pioniere allo scandalo

La prima vera rivoluzione si deve a Suzanne Lenglen negli anni '20. Soprannominata "La Divina", collaborò con lo stilista Jean Patou per creare un abito che liberasse braccia e polpacci, completando il look con il suo celebre foulard a fascia. Fu lei a trasformare il match di tennis in un evento mediatico e di costume. Qualche decennio dopo, nel 1949, Gussie Moran scatenò un acceso dibattito (che arrivò persino al Parlamento britannico) indossando un abito corto che rivelava coulottes bordate di pizzo. In Italia, questa linea audace fu portata avanti da Lea Pericoli, i cui completi firmati Ted Tinling introducevano piume, visoni e merletti su un campo da gioco, ridefinendo il concetto di eleganza sportiva.

Icone, diamanti e tute spaziali

Negli anni '70 e '80 lo stile divenne più funzionale ma estremamente iconico. Chris Evert impose un'immagine pulita ed impeccabile; a lei dobbiamo il nome del celebre bracciale "tennis", così chiamato dopo che un match degli US Open venne interrotto per permetterle di recuperare il suo filo di diamanti slacciatosi durante il gioco. Non mancarono i tentativi di rottura totale, come la tuta integrale bianca in Lycra di Anne White a Wimbledon nel 1985, un outfit considerato talmente fuori dagli schemi da spingere gli arbitri a vietarne l'uso per le partite successive.

L'era contemporanea: performance e identità

Oggi le campionesse fondono alta moda e prestazioni tecniche estreme. Maria Sharapova ha segnato un punto di svolta agli US Open 2006 con il suo abito nero tempestato di cristalli Swarovski, mentre Venus e Serena Williams hanno usato la moda come strumento di identità e potere, abbattendo ogni barriera estetica con completi in denim, pelle e tutù. Questa tradizione continua con Naomi Osaka, che fonde la cultura degli anime con il design d’avanguardia (come l'abito "medusa" visto agli Australian Open 2026), e con Aryna Sabalenka, diventata ambassador di Gucci, che dimostra come il legame tra tennis e lusso si fa sempre più stretto portando il quiet luxury direttamente sui campi del Grande Slam. Questo fenomeno, oggi codificato come Tennis Core, dimostra come l’estetica ispirata alle gonne a pieghe e alle polo bianche sia diventata un linguaggio estetico universale che celebra non solo l’eleganza e la disciplina di questo sport ma anche una netta spaccatura con gli schemi del passato per mettere al centro una libertà di espressione che rende unica ogni giocatrice.

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